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Al via gli incontri aperti alle scolaresche negli spazi di Coop, tenuti dallo scrittore, insegnante e divulgatore Enrico Galiano nell'ambito della campagna Close The Gap. Il 27 è la volta di Modena, poi tocca a Genova, Roma e Perugia. Si parte dalla lingua, usando la lavagna, per smontare stereotipi di genere e pregiudizi, promuovendo cultura della parità. Ma l'esigenza, spiega il docente, è portare l'educazione affettiva nelle aule scolastiche, alla presenza di psicologi formati.
Dice che l'educazione sentimentale è come la grammatica, «perché fa parte della nostra vita anche se non ce ne accorgiamo, condiziona il nostro modo di esprimerci, e di essere». Fa lezioni di analisi logica partendo dai titoli di giornale, scrive declinazioni al femminile alla lavagna, mostra gli screenshot delle chat tra giovanissimi. E loro, i 40 tra ragazze e ragazzi della scuola ISIS Il Pontormo di Empoli, seduti tra i banchi allestiti al Coop.fi di Ponte a Greve, ascoltano, poi si aprono, e tra risate e qualche lacrima parlano di amori, prepotenze, aggressioni e consensi.
Enrico Galiano sa mostrare che non è poi così complicato parlare di educazione affettiva agli studenti. Lui ci è riuscito benissimo, nel suo ruolo di insegnante di italiano, nella prima tappa di “Facciamoci spazio”, il progetto di Coop per portare negli spazi di vendita quelle lezioni sull'educazione alle relazioni tenute lontane dai programmi scolastici. Il progetto ha come protagonista lo scrittore e insegnante e divulgatore, chiamato a parlare di emozioni e a scomporre le parole, smontare stereotipi e promuovere, partendo dalla lingua italiana, una cultura del rispetto e della parità. Si andrà avanti con altri incontri aperti a scuole e cittadini nei punti vendita Coop: dopo le “lezioni” di Milano e Firenze, il 27 è la volta di Modena, a cui seguiranno Genova, Roma e Perugia. Nuovi tasselli del progetto avviato un anno fa da Coop per promuovere l'educazione affettiva tra i giovani come strumento di prevenzione della violenza di genere, sotto l'ombrello di Close The Gap, la campagna nata sei anni fa contro le discriminazioni e per l’inclusione.
Galiano non è nuovo alla collaborazione con Coop. Ha già fatto parte del Comitato Scientifico che un anno fa ha coordinato la ricerca “La Scuola degli affetti. Indagine sull’educazione alle relazioni”, realizzata dall’Ufficio Studi di Coop, in cui è emerso che la maggioranza dei genitori chiede che l’educazione alle relazioni diventi materia scolastica obbligatoria. Da docente che trascorre con gli adolescenti gran parte delle sue giornate, anche Galiano è convinto dell'urgenza di portare l'educazione là dove i ragazzi si formano e tessono relazioni più che altrove - nelle aule scolastiche -, con professionisti psicologi. «Nove volte su dieci, gli episodi violenti scaturiscono da una mancata interpretazione delle proprie emozioni. E se è vero che l'educazione affettiva dovrebbe essere insegnata in famiglia, dove questo non avviene, è l'istituzione scuola deputata a colmare questo vuoto, così come avviene con la matematica, le scienze, la lingua».
L'incontro tra il prof e le classi arrivate a Firenze inizia proprio con una riflessione sulla lingua. Galiano pone ai presenti un indovinello che circola online, e che ha a che fare con un medico donna: il “gancio” per mostrare come gli stereotipi influenzano i nostri modi di pensare. Seguendo questo filo invisibile, poco dopo mostra alla lavagna come alcuni sostantivi più comunemente maschili, quando declinati al femminile provocano un senso di straniamento: sindaca, avvocata, medichessa, che guarda caso indicano spesso ruoli di prestigio. «Nessuno ci mostra mai quanto le parole generino pensieri. Da insegnante di italiano non posso che far notare che queste declinazioni sono regolari, ma il fatto di trovare “naturale” solo la versione maschile nasconde pensieri e pregiudizi che è difficile sradicare». Anche l'analisi logica aiuta a smascherare certi automatismi. Per dimostrarlo, il docente pulisce ancora una volta la lavagna e trascrive il titolo di un giornale dedicato all'ultimo femminicidio: “Uccisa per un no”. Il soggetto – sottolinea - è la vittima, non l'omicida, e quel “per un no” un complemento di causa, come se la ragione di quell'uccisione fosse lì, nel no pronunciato dalla donna. «Quello spostare la causa sulla vittima è già, inconsciamente, un colpevolizzarla. E grazie all'analisi logica ci accorgiamo che i pregiudizi che ci condizionano sono talmente subdoli e profondi che nemmeno ce ne rendiamo conto, e continuiamo a perpetuare questo pensiero».
Dalle parole ai vissuti il viaggio è breve. Ragazze e ragazzi alzano la mano, vogliono parlare di ciò che è accaduto loro, degli approcci e delle disavventure amorose. In qualche caso si sorride, si ride, ma il gelo cala nell' “aula” quando Galiano espone gli screenshot di una chat in cui un ragazzo minacciava di uccidere la sua fidanzatina di 16 anni, proprio nei giorni della scomparsa di Giulia Cecchettin.È lì che alcune studentesse prendono coraggio, e confessano di molestie subite, piccole e grandi aggressioni quotidiane, minacce. Vanno avanti una ad una… «Da questi racconti, più che da tutto, emerge un'ineducazione diffusa rispetto ai temi dell'educazione sessuale, relazionale, affettiva. Più di tutto sulla parola consenso», dice Galiano. Il re è nudo, mai come in questi momenti appare chiaro quanto un'educazione sentimentale sia necessaria, e quanto sia urgente inserirla nei percorsi scolastici. «Da docente di italiano, posso fare la mia parte agendo nel mio ambito, che è quello della lingua e del linguaggio, ma questi giovani sentono il bisogno di qualcuno che li ascolti e li aiuti, di psicologi professionisti, persone che sappiano insegnare loro, in questa età così difficile, a gestire sentimenti e a costruire relazioni sane».
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