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Il ritorno del bosco, sopra e sotto il mare. Così Coop si attiva per l’ambiente

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Ambiente e Sostenibilità
08 Giugno 2026

Con Foresta Blu le posidonie hanno attecchito con successo a Bergeggi, nel Savonese, e a Cavo, sull’Isola d'Elba, dove sono tornati i pesci. A Montopoli, nel Pisano, un ex macello di bovini è stato rigenerato con il verde. Mentre sull’Anello del Monte Amiata i soci si organizzano per vivere e conservare la natura.

 

Nell’Area Marina Protetta di Bergeggi, nel Savonese, e a Cavo, Isola d'Elba, le praterie di posidonia piantumate nel 2024 e nel 2025 stanno tornando a popolarsi di verde, coralli e specie viventi. Sono i primi risultati della campagna Foresta Blu, voluta da Coop in collaborazione con LifeGate, per favorire la ricolonizzazione della pianta marina in aree dove ancoraggi ed altre attività umane ne avevano ridotto la presenza. L'intera operazione è stata realizzata grazie alla collaborazione con l’International School for Scientific Diving (ISSD - ETS) e con l’Università di Genova, e oggi i report ne testimoniano il successo.

A Bergeggi, dove tutto è iniziato e dove un'area di 200 metri quadrati è stata interessata dalla piantumazione, le talee di posidonia sono perfettamente al loro posto, saldamente ancorate, e le piante hanno registrato un tasso di sopravvivenza del 109%. Crescono, e si moltiplicano.

Qui Isola d'Elba, praterie e pesci di nuovo nella riserva

Anche a Cavo, sull’Isola d’Elba, dove l’impianto è avvenuto un anno fa su una superficie di 100 metri quadrati, usando la stessa tecnica messa a punto dai biologi della ISSD – particolari biostuoie in fibra di cocco (RECS®-Cocco) su cui sono state piantate le talee - i dati testimoniano la buona salute delle piantine. «Il tasso di sopravvivenza qui va dal 75% all'83%, in linea con le esperienze meglio riuscite, questo ci fa ben sperare», spiega Stefano Acunto, direttore dell'ISSD. È lui ad avere sperimentato per primo questa tecnica di riforestazione: «Il primo anno è un periodo molto delicato, perché le talee devono attecchire, stabilizzarsi e sopravvivere. Noi le selezioniamo tra quelle che troviamo già sradicate altrove a causa di disturbi esercitati sulle praterie principalmente dall’uomo (come ancoraggi o attrezzi da pesca), e che vengono poi trasportate dai movimenti marini. Arrivati a questo punto, dopo circa un anno, ci aspettiamo che inizino a ramificare e che si moltiplichino come quelle di Bergeggi. Occorrono diversi anni prima che si raggiungano la copertura e la densità di fasci paragonabile a quella delle praterie naturali, ma siamo molto ottimisti». Nel frattempo, spiega il ricercatore, l'area di Cavo ha iniziato a “riempirsi” di vita. «Proprio come nelle foreste, dentro e attorno alle praterie gravitano tante altre specie viventi, alcune vivono attaccate alle piante, altre frequentano queste aree per cibarsi, proteggersi dai predatori o riprodursi. Qui, già a pochi mesi dal posizionamento delle nuove installazioni abbiamo notato aumentare il numero di pesci. Anche le biostuoie sono state colonizzate. Dove prima era tutto morto, ora c'è vita. È questo il miracolo della riforestazione».

Montopoli, dove un bosco ha preso vita dove c’era un macello

Un vero e proprio bosco di circa 3.000 alberi è invece quello che ha preso vita a Montopoli, in Val d’Arno, nel Pisano. Qui, nel 2022, Unicoop Firenze ha bonificato e riforestato un'area di 6 ettari, dove fino a qualche anno fa c’erano solo detriti e cemento. Dell’ambizioso e riuscito progetto racconta il libro “Fare insieme, con la natura”, appena pubblicato da Laterza, in cui la giornalista Cristina Nadotti dialoga con lo scienziato Stefano Mancuso, che ha progettato il bosco, e Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, che ha dato gambe e corpo all’idea.
Sono 170 le tonnellate stimate di Co2 che potranno essere assorbite in dieci anni grazie allo spazio verde, ma il regalo più grande, spiega Mattia Bartalucci, coordinatore delle sezioni Soci Coop di Valdarno inferiore e Valdera, è stato restituire quest'area alla comunità. «L'area fu acquistata alla fine degli anni '80 dalla cooperativa Coop Pontedera: l'idea iniziale era quella di farci un centro commerciale, poi un centro logistico, ma quando la cooperativa si è fusa nel 1998 con Unicoop Firenze, il destino dell’area è mutato. È stato grazie a Stefano Mancuso che è arrivata l’intuizione, e l’idea di concretizzare quel principio guida - la tutela e la salvaguardia dell'ambiente - che è nel nostro statuto. Come impresa non possiamo limitarci a drenare risorse, è nostro dovere restituire ciò che prendiamo dal territorio, in altre forme». 
L’area interessata era un ex macello di bovini, asfaltato, pieno di cemento e rifiuti. Con il crowfunding “Abbraccia un albero”, Unicoop Firenze ha raccolto 225 mila euro grazie al contributo di 5.000 soci. L'investimento complessivo – circa 2,2 milioni di euro – ha permesso di bonificare l'intera zona per farne un luogo di natura e socialità.

Un’area verde per tutta la comunità

«Oggi il bosco di Montopoli vive di appuntamenti con le scuole e iniziative sociali e culturali. L’area ospita anche un’aula didattica gestita dalla Pubblica Assistenza di Montopoli in Val d’Arno, dove, ogni primavera, accedono cinquanta classi delle scuole toscane coinvolte nei percorsi educativi di Unicoop Firenze. Il 7 giugno si terrà nella struttura il concerto di Letizia Fuochi per gli 80 anni del voto femminile, mentre a luglio vi farà tappa il festival letterario “Filo d'identità”, sostenuto dalla locale sezione soci. È un luogo ridonato alla comunità, un pezzo di mondo che completa il proprio ciclo vitale restituendosi anche alle persone», dice Bartalucci.
Il progetto di rigenerazione va avanti. La manutenzione del verde è a cura di Agriambiente Mugello, con la supervisione di Pnat, società spin-off dell’Università di Firenze che si occupa della misurazione dei benefici del bosco. Spiega Bartalucci: «Si stanno coltivando fitocelle che, una volta raggiunta l'altezza adeguata, verranno ripiantate. Abbiamo deciso di non tagliare il sottobosco per far sì che il bosco si popoli di altre specie, come gli impollinatori; passeggiando puoi notare distese di erbe alte un metro, piene di fiori e di api. Le vecchie vasche di lavaggio dei bovini ospitano invece piante acquatiche, sono uno spettacolo con le loro ninfee, rospi, anfibi e ranocchi. Il bosco di Montopoli è un punto di orgoglio per la cooperativa. Abbiamo restituito alla natura una cosa che non c'era e dimostrato che fare qualcosa è possibile. Certo non risolveremo il problema del cambiamento climatico, ma mostriamo che chiunque può impegnarsi in questa direzione».

Sul Monte Amiata si va in gruppo a pulire

Dove invece il verde già c’è, ci si fa in quattro per conservarlo al meglio. In Toscana, i soci della Coop Unione Amiatina stanno organizzando attività di conoscenza e pulizia dei boschi nelle aree dall'anello del Monte Amiata. L'iniziativa nasce da una proposta del presidente del Comitato Soci di Santa Fiora, Maurizio Cenni, e coinvolge le sezioni “storiche” dei Comuni legati al cono del vulcano. Ne parla in prima persona Roberto Ulivieri, che, oltre a essere presidente del Comitato Soci di Castel del Piano, ha tutte le carte per coordinare al meglio il progetto: oltre a possedere un'azienda agricola è presidente di un'associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata, nonché membro del Consorzio forestale di zona; alberi e manutenzione boschiva sono insomma il suo pane quotidiano.
«Il nostro obiettivo è di pulire le aree picnic intorno all'anello e ai sentieri frequentati dai turisti, che a volte per distrazione, a volte per pigrizia lasciano sacchetti e rifiuti fuori dai cestini. Sul Monte Amiata abbiamo una delle faggete più grandi d'Europa, è un bene che il corpo forestale cura con attenzione, un luogo meraviglioso e molto frequentato, in estate per il fresco, in autunno per la stagione dei funghi, e da ultimo anche dai ciclisti che utilizzano il percorso downhill. Dobbiamo però imparare e insegnare agli altri a usufruirne in modo appropriato. Da qui la bella idea di chiamare a raccolta tante persone, soci Coop e non solo, per un'operazione che sia di pulizia ma anche di conoscenza e di educazione ambientale».

A contatto con la natura tutto l’anno

Le sezioni soci della zona, spiega Ulivieri, organizzano tutto l’anno attività che valorizzano il bosco, passeggiate in natura notturne, trekking più o meno impegnativi, eventi culturali e iniziative in collaborazione con l'Osservatorio Astronomico di Siena, e persino percorsi per conoscere le erbe edibili, recuperando la sapienza del passato legata alla natura. Vivere i boschi è dunque una consuetudine da queste parti, ma anche conservarli al meglio può diventare parte del gioco. «Alla giornata di pulizia di fine estate ci aspettiamo grande partecipazione. Ci divideremo in gruppi, ciascuno partirà da un percorso, perché ogni Comune ha la sua strada che porta in cima al monte, con le sue aree picnic da pulire. Alla fine del percorso ci ritroveremo in cima, sul prato, per un picnic». 
Coop Amiatina sostiene anche altre iniziative per la tutela e la valorizzazione delle aree verdi. Il 7 giugno siamo stati di supporto al Consorzio Forestale dell'Amiata, che ha organizzato l’evento “Montagnando”, un programma di conoscenza e racconto dei boschi e della gestione dei boschi. «Abbiamo contribuito offrendo il rinfresco all'ora di pranzo a tutti i partecipanti, un modo per esserci e per dare sostanza a tutte quelle attività che hanno in comune l’amore per la natura».

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