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Dagli agrumeti della Valle del Marro, in Calabria, a quelli della Beppe Montana, nel Catanese, la lotta alla criminalità organizzata passa per il lavoro etico, la resilienza e la cultura della legalità. Un percorso sostenuto dalle Coop con accordi commerciali e progetti sociali, che si rinnova il 21 marzo, Giornata della Memoria e dell’Impegno per le vittime innocenti delle mafie. Ce lo raccontano alcuni protagonisti.
C'è un'immagine che Domenico Fazzari ama evocare quando racconta dei suoi 21 anni nella cooperativa Valle del Marro, nella Calabria della piana di Gioia Tauro. È il simbolo, dice, di quello che hanno significato lavoro e impegno in una terra meravigliosa eppure difficilissima. È la foto di un agrumeto che si trovava in un terreno confiscato alla mafia, abbandonato da anni, e su cui un trattore ha cominciato a tracciare una strada tra i filari, facendosi largo tra i rovi. È stata scattata all'inizio della loro attività. «Quel trattore lo avevamo preso a noleggio: non avevamo nemmeno i soldi per comprarne uno, lavoravamo quasi a mani nude. Ma nonostante tutto abbiamo iniziato a segnare una strada, che era la strada dell'alternativa alla cultura mafiosa. E oggi continuiamo a farlo perché sempre più persone possano decidere di camminare su quel percorso».
La Valle del Marro è una delle cooperative sociali che hanno preso forma in Sicilia, Puglia, Calabria e Campania dopo l'istituzione della legge 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie su iniziativa dell'associazione Libera contro le mafie, di Don Luigi Ciotti. Sono aziende cooperative autonome, autosufficienti, dove si coltivano agrumi, ortaggi, si dà lavoro e si crea buona economia, portando sul mercato prodotti etici, sicuri, di qualità, che sono quelli che troviamo sugli scaffali di Coop con il marchio “Libera Terra”.
Il 21 marzo, giorno in cui si celebra la Giornata della Memoria e dell'Impegno per le vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera, è un appuntamento che rinnova il significato del loro impegno, e molti di loro saranno a Torino al grande raduno nazionale dove verrà letto l’elenco dei nomi delle vittime delle mafie dal 1861 ad oggi. Ci sarà anche Coop con delegazioni di socie, soci e dipendenti, che a dimostrazione del suo sostegno ha messo in campo un'altra iniziativa: fino al 25 marzo, i prodotti di Libera Terra e Solidal saranno in promozione in molti punti vendita Coop: un modo, anche questo, per sostenere l'impegno contro la criminalità organizzata.
Amministrare terre confiscate alle mafie è ancora oggi un compito difficile e ostacolato, dice Fazzari, ed è fondamentale sapere che le persone, le istituzioni, le aziende sono con loro. Le intimidazioni sono all'ordine del giorno, anche per la cooperativa Valle del Marro: la scorsa estate un incendio ha danneggiato l'uliveto, e a dicembre, un furto di 100 quintali di agrumi ha avuto sulla cooperativa un impatto economico non indifferente. «Non è il primo e non sarà l'ultimo, ma andiamo avanti. Per fortuna abbiamo l'appoggio di Unicoop Firenze, che ha deciso di sostenerci pubblicamente. Siamo loro fornitori di agrumi a marchio Libera, ma la forza che ci danno non è solo economica. Avere “accanto” in tutti i sensi una realtà così grande, è un messaggio forte per chi ci contrasta».
Quella tra Unicoop Firenze e la cooperativa Valle del Marro è una relazione che ha radici lontane, cominciata già due anni dopo la nascita della cooperativa, nel 2007. «I vertici della cooperativa erano qui il 21 marzo del 2007, quando la Giornata in ricordo delle vittime si celebrò a Polistena, e ci proposero di sostenere la nostra realtà. Non ci siamo concentrati solo sulla fornitura di prodotti, ma abbiamo attivato assieme progetti culturali e sociali, soprattutto tra i giovani. Abbiamo organizzato scambi tra le scuole toscane e calabresi, campi estivi dove ragazzi e ragazze vengono tutt'ora a trascorrere dei soggiorni, per partecipare alle nostre attività e capire perché siamo qui. Mostrare a chi proviene da altre realtà quanto incredibilmente bella sia la nostra terra, farli incontrare con i coetanei, le famiglie del posto, ma anche ascoltare con le proprie orecchie e vedere con i propri occhi cosa è e come agisce la mafia, anche nelle altre regioni d'Italia, significa seminare consapevolezza e anticorpi contro la criminalità organizzata. Per molti, mafia equivale solo a morti e violenza: dobbiamo invece far conoscere l'aspetto più profondo di una cultura che ha attecchito in altri territori e che va scardinata».
La cooperativa Valle del Marro non è l'unica realtà di Libera a dover convivere con intimidazioni e paure, ma ad andare per la sua strada nonostante tutto. In Sicilia, nel catanese, anche la Beppe Montana – Libera Terra di Belpasso ha subito la scorsa estate furti e incendi nei campi, ma anche qui la rete della solidarietà cooperativa non si è fatta attendere. In forma di sostegno il Consiglio di amministrazione di Coop Liguria ha stanziato lo scorso autunno un contributo straordinario di 20.000 euro. «Quando si è vittima significa che si sta lavorando bene, che si sta incidendo sul territorio», dice con una battuta Alfio Curcio, socio della Beppe Montana. La cooperativa, intitolata al commissario della squadra mobile di Palermo ucciso da un commando mafioso nel 1985, ha in gestione 110 ettari nelle province di Catania e Siracusa tra seminativi e agrumeti, ed è stata la prima realtà in assoluto nella Sicilia orientale a gestire beni confiscati, sotto il cappello di Libera.
A ottobre 2025 una delegazione formata da 15 persone tra soci e dipendenti di Coop Liguria è arrivata a Belpasso per frequentare un campo di impegno e formazione. Non era la prima volta: la lunga relazione non solo commerciale tra Coop Liguria e le cooperative sociali di Libera Terra è costellata di iniziative analoghe, dal 2016 circa un centinaio tra soci e dipendenti si sono immersi nelle realtà dove nascono i prodotti che portano il marchio simbolo di legalità e riscatto. Hanno affiancato i lavoratori nelle attività quotidiane e incontrato associazioni impegnate nella lotta alla mafia e familiari delle vittime. «Essere qui rende queste persone i migliori ambasciatori di Libera Terra. Lavorare al nostro fianco serve a percepire quanto sia necessario darsi da fare e sporcarsi le mani su queste terre, che appartenevano a dei mafiosi, e ora vengono coltivate in modo legittimo e democratico, senza scorciatoie. E non c'è messaggio più potente da accompagnare ai nostri prodotti».
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