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Al via il progetto “La Tavola del Tempo” di Coop: attraverso un concorso rivolto a tutti e un video-podcast che ripercorre la storia d'Italia e di Coop attraverso il cibo, riemerge lo spaccato dell'Italia, dal Dopoguerra a oggi, con un occhio al futuro. La conduttrice del vodcast, Chiara Galeazzi, racconta i suoi ricordi a tavola.
Ieri era l'immagine della nonna che stendeva la pasta fatta in casa, la crostata appena uscita dal forno, la “pasta al burro” quando il frigo era vuoto. Oggi è il kebab mangiato con gli amici in una serata invernale, o la domenica mattina a preparare pancake. È stupefacente come le immagini legate al cibo possano raccontare epoche e generazioni, e descrivere in un solo scatto costumi, abitudini, vizi e virtù. Se ci pensiamo, i ricordi più importanti della nostra vita sono spesso legati a ricette e pietanze, perché sono la tavola, i riti quotidiani e collettivi che si consumano attorno ai pasti a scandire la nostra storia, le relazioni, la vita.
Anche la storia di Coop - nata quasi 80 anni fa dalle cooperative di consumatori che iniziavano a consorziarsi per assicurarsi buoni alimenti, acquistati all'ingrosso a prezzi vantaggiosi - segue il filo del cibo. Ed è da questo legame con la storia del Paese e quella dei suoi abitanti che nasce “La Tavola del Tempo”, un progetto che prende il via con due filoni. Il primo è il concorso “Storie a tavola”, aperto a tutti coloro che desiderano far conoscere storie, aneddoti e ricette che rappresentano un alimento o un piatto connesso a un momento della loro vita. Parallelo al contest, c'è un video-podcast (vodcast) in sei puntate, battezzato appunto “La Tavola del Tempo”, che andrà on air da settembre per ripercorrere la storia dell'Italia a tavola nel secondo Dopoguerra, accanto a quella di Coop, e non solo perché i supermercati e i carrelli sono lo specchio della società. Come il Paese, Coop è cresciuta e si è trasformata nel tempo, intercettando e a volte anticipando i bisogni di una comunità che cambiava volto, abitudini e sensibilità. Così sono arrivati i primi prodotti a marchio, pasta e olio; l'attenzione massima alla qualità, alla sicurezza alimentare e alla tracciabilità della filiera; il consumo consapevole e l'innovazione; l'occhio puntato sulla sostenibilità e sull'etica e i diritti dei lavoratori.
Sarà la speaker radiofonica Chiara Galeazzi a condurre il vodcast, accompagnando i sei ospiti che si alterneranno nelle altrettante puntate, dedicate ciascuna a una decade, dagli anni '50 ai Duemila: il divulgatore agronomo Antonio Pascale, le giornaliste Camilla Baresani e Tessa Gelisio, la chef Chiara Pavan, il “narratore gastronomico” Paolo Vizzari e l’antropologo Marino Niola.Come tutti, anche Galeazzi colleziona una serie di ricordi legati ai sapori, che per una parte la riportano alla sua infanzia e casa di origine. «Molti solo legati ai classici primi approcci alle ricette della nonna, quando lei era ancora in vita. La pasta ripiena, gli gnocchi, le patate fritte fatte a mano... ma molti hanno a che fare anche con alcuni piatti della tradizione milanese oggi sempre più difficili da trovare. Mi torna alla mente ancora il profumo della cassoeula fatta dalle cugine di mio papà, che nella ricetta mettevano la cotenna. A casa mia questo ingrediente non era incluso, e invece era squisito», racconta. Ma c'è un “pasto” che torna più degli altri vivido, nella sua memoria di Millennial nata nel 1986, regalando sorrisi e soddisfazione, ed è legato a una fase di passaggio della sua vita che la portava verso l'età adulta: «Avevo 17-18 anni, e quella di cui parlo non è una grande ricetta: si tratta di una pasta pronta surgelata, mangiata direttamente dalla padella guardando Sex & The City dal televisore del salotto, una volta che ero a casa senza i miei genitori e mio fratello. Non mi ero mai sentita così “giovane adulta”», racconta.
Per chi, come la speaker, è nata negli anni '80, l'immaginario legato al cibo si presenta in modo assai diverso da come ce lo si aspetta. Anche per questo “Storie a tavola” potrebbe rivelare inaspettate sorprese: non si chiedono antiche ricette, ma piatti che evocano emozioni e spaccati di vita vera, un po' come succede quando si assaggia un qualcosa che si allaccia a un evento o a un'abitudine. «Il cibo ha una funzione rievocativa ... Non so quanto sia romantica nel mio caso perché, sarà l’aver passato l’infanzia a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, mi trovo spesso ad avere delle madeleine con dolci e snack confezionati», scherza la conduttrice, che racconta anche come la ricetta che lei prepara più spesso sia un altro “classico” degli anni '90, uno di quelli che sa restituire perfettamente l'immagine dell'Italia di fine secolo. È rimasto un “piatto forte” che Chiara Galeazzi tira fuori come un jolly nelle occasioni conviviali, quando “ognuno porta qualcosa”, tanto che ne conosce i passaggi a memoria.
«A casa mia si chiama salame di tonno, qualcuno lo chiama polpettone. Raccontato non convince nessuno, ma viene sistematicamente “spazzolato” da tutti: è una di quelle ricette recuperate dai miei genitori in un giornale che consigliava piatti per il cenone di un Capodanno degli anni ’90, ed è diventata un piatto di famiglia... alla faccia della tradizione! Quattro ingredienti: tonno in scatola, Parmigiano Reggiano grattugiato, pangrattato e uova - tutte cose molto facili da avere in casa. Mi piaceva tantissimo da piccola quando lo preparavano i miei, e ora sono felice che siano il mio compagno o i miei amici a richiedermelo».
Anche la “Tavola del Tempo”, come Chiara, viaggerà nella cultura culinaria italiana, in due modalità: una più intima, attraverso i momenti e i ricordi di chi parteciperà al contest, e una pubblica, con gli excursus del vodcast. Qui, decennio dopo decennio, si parlerà del boom economico degli anni '50, di consumismo e prese di consapevolezza, del downgrading degli anni '90, e dell'attenzione sempre crescente su salute e sostenibilità, che caratterizza gli anni Duemila.«Credo che ogni epoca porti con sé delle innovazioni sul cibo, e ho l’impressione che il ‘900 sia un’esplosione di novità, dal punto di vista agricolo, industriale, ma anche di distribuzione e comunicazione del cibo. Ora viviamo un periodo in cui le mode alimentari sono così tante che ci ricordano singoli anni, ma credo sia il caso di mettere ordine nei grandi cambiamenti del cibo del secolo appena passato e dei primi decenni degli anni 2000», spiega la giornalista. L'epoca che la incuriosisce di più? «Forse gli anni ’60, perché ho l’impressione che siano quelli in cui davvero il boom economico diventa pervasivo, e quelli in cui la società era fatta di persone che avevano vissuto la guerra e ora vedevano una nuova abbondanza. Sono curiosa di capire gli effetti di questo contrasto». Allora, buon viaggio a tutti.
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